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RICORDI

Sull’originale firmato:
Bialystok 27.I.1948.
/-/ don  Michele Sopocko confessore di suor Faustina
I MIEI RICORDI DELLA DEFUNTA SUOR FAUSTINA

Ci sono delle verità di fede che sembrano esser conosciute, di cui si parla spesso, ma senza capirle e tantomeno viverle. E così successe pure a me, per quanto riguarda la verità della Divina Misericordia. Tante volte ricordai questa verità nelle meditazioni, specialmente durante
i ritiri spirituali, tante volte ne parlai nelle omelie e ripetendo le parole delle preghiere liturgiche, ma non cercavo di approfondirne il contenuto e l’importanza per la vita spirituale:
in particolare non riuscivo a capire, e all’inizio non potevo accettare che la Divina Misericordia è l’attributo più alto di Dio Creatore, Salvatore, Santificatore. Ci voleva un’anima semplice
e santa, profondamente unita a Dio, la quale – come credo – per ispirazione Divina me ne parlò incitandomi a studiare, cercare e riflettere su questo tema.

Quest’anima era suor Faustina, ora defunta (Helena Kowalska) della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Essa lentamente arrivò a convincermi
al punto tale che oggi considero il culto della Misericordia Divina, e particolarmente l’istituzione della festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua come uno degli obiettivi prioritari della mia vita.

Conobbi suor Faustina in estate (a luglio o ad agosto del 1933), come una delle penitenti
della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Vilna
(Vilnius, Lituania), via Senatorska 25. In quel periodo ero conferssore ordinario di questa Congregazione. Attirò la mia attenzione con una sensibilità straordinaria e raffinatezza della coscienza, come anche con la sua stretta unione con Dio. Il più delle volte non c’era materia per l’assoluzione e mai offese Dio con un peccato grave.

Sin dall’inizio mi comunicò di conoscermi da tempo grazie a qualche visione, che dovrei essere il suo direttore spirituale e che dovrei realizzare qualche piano Divino che mi sarebbe stato trasmesso per il suo tramite. Non ho preso sul serio  questo suo racconto e ho sottomesso suor Faustina a una prova la quale la spinse a cercare un altro confessore, col permesso della Superiore. Dopo un certo tempo tornò da me e dichiarò di essere pronta a sopportare tutto
ma non andrà più via da me. Non posso ripetere in questo luogo i dettagli di questo colloquio che in parte si trova nel suo diario che scriveva su ordine mio, poiché più tardi le avevo vietato  di raccontare le sue esperienze durante la confessione.

onoscendo meglio suor Faustina, constatai che i doni dello Spirito Santo operavano in lei
in un modo nascosto, ma in alcuni momenti, assai frequenti, si manifestavano più chiaramente, conferendole un’inuizione viva che coinvolgeva la sua anima, risvegliava gli slanci di amore,
di nobili ed eroici atti di rinnegamento di se stessa. Particolarmente spesso si verificava l’opera del dono della scienza, sapienza e intelletto grazie ai quali suor Faustina vedeva chiaramente la nullità delle cose terrene e l’importanza della sofferenza e delle mortificazioni.

Comprendeva con semplicità gli attributi di Dio, e particolarmente la Sua Misericordia Infinita. Alle volte aveva la visione beatificante vedendo una luce inaccessibile. Fissava lo sguardo
in questa luce per un po’ di tempo, vedendo apparire la figura di Cristo che camminava, benedicendo il mondo con la mano destra, e con la mano sinistra apriva la veste vicino
al. Cuore. Da sotto la veste uscivano due raggi -  bianco e rosso. Suor Faustina aveva tali visioni, e altre ancora, già da alcuni anni e sentiva le parole soprannaturali che percepiva
con il senso dell’udito, con l’immaginazione e con la mente.

Temendo che suor Faustina potesse avere delle illusioni o allucinazioni mi rivolsi alla Superiora, Madre Irene, per essere informato chi era suor Faustina, che opinione avevano
di lei altre Suore della Congregazione e le Superiori. Chiesi anche di controllare il suo stato
di salute dal punto di vista psicologico e fisico. Dopo aver ricevuto delle risposte positive sotto ogni aspetto, aspettai ancora per un po’di tempo, in parte non credevo fino alla fine, riflettevo, pregavo e cercavo, chiedevo consigli ad alcuni sacerdoti più esperti per sapere come comportarmi, senza dire di che cosa né di chi si trattasse.

E si trattava di realizzare alcune richieste fermi del Signore Gesù: di dipingere un’immagine che vedeva suor Faustina e di istaurare la festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua. Alla fine, motivato più dalla curiosità come sarebbe questa immagine piuttosto che dal fatto di credere nella verità delle visioni di suor Faustina, ho deciso di far dipingere questa immagine. Mi sono messo d’accordo con Eugeniusz Kazimirowski, un pittore che abitava con me nella stessa casa. L’artista doveva dipingere il quadro in cambio di una somma pattuita. La Superiora desse il suo permesso e suor Faustina, due volte a settimana, veniva nello studio del pittore, per dare delle indicazioni come doveva essere dipinto questa immagine.

Il lavoro durò per alcuni mesi e finalmente, a giugno o a luglio del 1934 l’immagine fu dipinta. Suor Faustina si lamentava che l’immagine non era tanto bella come quella che vedeva lei, ma Gesù la calmò dicendo che va bene così come è, aggiungendo: “Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia. Il recipiente
è quest’immagine con la scritta: Gesù confido in Te” (Diario, 327). (vedi Immagine)

All’inizio suor Faustina non sapeva spiegare il significato dei raggi che appaiono sull’immagine. Dopo alcuni giorni disse, che Gesù stesso le aveva spiegato durante
la preghiera: “I due raggi sul quadro rappresentano il Sangue e l’Acqua. Il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime. Entrambi i raggi scaturiscono dal Mio Cuore che venne aperto sulla Croce. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio”… “Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria. (...) Io desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della Divina Misericordia”…L’anima che quel giorno si accosta alla confessione ed alla Santa Comunione riceve il perdono totale delle colpe e delle pene”… L’umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Divina Misericordia”… Prima di venire como Giudice giusto, vengo come Re di Misericordia, affinche nessuno possa giustificarsi nel giorno del giudizio, che non è più lontano..."

Questa immagine era un po’innovatrice, per quanto riguarda il contenuto, perciò non potevo appenderla in chiesa senza il permesso dell’Arcivescovo e mi vergognavo di chiederglielo,
e ancor di più di raccontargli qual’era la provenienza di questo quadre. Per questo lo avevo collocato al buio, in un corridoio, accanto alla chiesa di San Michele (nel convento delle Suore Bernardine), di cui ero rettore. Suor Faustina mi aveva preannunciato le difficoltà collegate
al soggiorno presso questa chiesa, e in effetti, gli eventi straordinari si susseguivano abbastanza velocemente.

Suor Faustina chiedeva che l’immagine fosse a ogni costo collocata in una chiesa, e io invece non avevo fretta. Alla fine, la Settimana Santa del 1935 essa, suor Faustina dichiarò che
il Signore Gesù mi chiedeva di collocare questa immagine per tre giorni a la Porta dell’Aurora "in Lituano Ausros Vartai", per il triduo previsto per la chiusura del giubileo della Redenzione che si terrebbe il giorno della futura festa, la Domenica in AlbiSuor Ben presto ho saputo che
il triduo era veramente in preparazione e il parroco di la Porta dell’Aurora, il canonico
St. Zawadzki, mi chiese di dire l’omelia. Accettai a condizione che la finestra del colonnato fosse decorata da quel quadro. In quel posto l’immagine aveva un aspetto imponente attirando l’attenzione dei passanti più dell’immagine della Madonna.

Dopo la solennità l’immagine fu rimessa al solito luogo nascosto e vi rimase per altri due anni. Soltanto il 1. IV. 1937 chiesi a Sua Eccellenza Arcivescovo Metropolita di Vilna il permesso
di appendere questa immagine nella chiesa di San Michele, di cui all’epoca ero rettore.
Sua Eccellennza Arcivescovo Metropolita rispose di non volere decidere da solo. Sottomise l’immagine a una commissione organizzata da don Adam Sawicki, canonico, cancelliere
della curia Metropolitana. Il cancelliere ordinò di esporre il quadno nella sacerstia della
chiesa di San Michele il giorno 2 aprile, non sapendo a che ora ci sarebbe stato l’esame della commissione. Essendo stato preso dal lavoro nel Seminario e all’Università, non fui presente quando la commissione esaminava l’immagine e non so quali persone ne facevano parte.
Il 3 aprile 1937 Sua Eccellenza l’Arcivescovo Metropolita di Vilna mi informò di avere già delle informazioni dettagliate riguardo a quest’immagine e dà il suo permesso di benedirla
e appenderla nella chiesa, con l’unica riserva di non collocarla  nell’altare e di non dire
quale fosse la sua provenienza.

Il giorno stesso l’immagine fu benedetta e appesa accanto all’altare maggiore, dal lato
del leggio. Alcune volte fu prestato dalla parrocchia di San Francesco (ex Bernardina) per
la processione del Corpus Domini, per allestimento di altarini. Il 28.XII.1940 le Suore Bernardine lo hanno trasportato in un altro luogo, e in quell’occasione l’immagine fu un poco danneggiata, e nel 1942, quando le suore furono arrestate dalle autorità tedesche, l’immagine tornò al suo posto accanto all’altare maggiore, dove rimane fino ad oggi, circondata da grande devozione dei fedeli e adornata di numerosi ex-voto.

Alcuni giorni dopo il triduo a la Porta dell’Aurora, suor Faustina mi raccontò quello che ha vissuto durante la solennità. Tutto è dettagliatamente descritto nel suo diario. Successivamente,
il 12 maggio, vide nello spirito il Maresciallo J. Pilsudski agonizzante e raccontava di sue sofferenze terribile. Il Signore Gesù le avrebbe mostrato questo dicendo: „Guarda come finisce la grandezza di queto mondo”. Poi vide ancora il giudizio della sua anima, e quando chiesi come fosse finito, rispose: „Sembra che per intercessione della Madre Dio abbia vinto la Divina Misericordia”.
Presto iniziarono le grandi difficoltà predette da suor Faustina (dato il mio soggiorno presso
la chiesa di San Michele). Queste difficoltà aumentavano sempre per giungere a un punto culminante nel gennaio del 1936.

Di queste difficoltà non parlai quasi con nessuno, e soltanto quel giorno critico chiesi a suor Faustina di pregare. Con mio grande stupore, lo stesso giorno, tutte le difficoltà sono scoppiate come una bolla di sapone. Suor Faustina mi disse che prese su di sé le mie sofferenze e quel giorno ne sperimentò tante, come non successe mai in tutta l vita. Poi, quando chiese aiuto
a Gesù sentì in risposta: "Sei stata tu a proporre di soffrire per lui, e adesso non lo vuoi?
Ho permesso che tu sperimentassi solo una parte di sofferenze sue ".
In qesto luogo con tutta la precisione mi disse quale fu la causa delle mie difficoltà.
Il tutto le sarebbe stato comunicato nel modo soprannaturale. Me lo disse con una precisione sconovolgente, tanto più che non poteva in nessun modo conoscere i particolari. C’erano anche altri casi simili.

A metà di aprile 1935, su ordine della Superiora Generale, suor Fastina partì per Walendow,
e poi per Cracovia, mentre io riflettevo seriamente sull’idea della Divina Misericordia e iniziai una ricerca nei scritti dei Padri della Chiesa per avere la conferma che la  Misericordia fosse l’attributo più alto di Dio, come diceva suor Faustina, poiche non ho trovato niente nei scritti dei teologi più recenti. Con grande gioia trovai espressioni simili da San Fulgenzio e San Ildefonso e ancor di più da San Tommaso e Sant’Agostino il quale commentando i Salmi parlò molto della Divina Misericordia chiamandola l’attributo più alto di Dio. In quel momento non avevo più dubbi seri per quanto riguarda il carattere soprannaturale delle apparizioni di suor Faustina. Iniziai a pubblicare degli articoli sulla Divina Misericordia nelle riviste di teologia, motivando con degli argomenti razionali e liturgici il bisogno di istituire una festa della Divina Misericordia la primma domenica dopo Pasqua.

Nel giugno 1936 pubblicai a Vilna il primo fascicolo „Misericordia Divina” con l’immagine
di Salvatore Misericordiosissimo sulla copertina. Mandai questa prima pubblicazione prima
di tutto ai vescovi riuniti alla conferenza episcopale a Czestochowa, ma nessuno mi aveva risposto. Un anno più tardi pubblicai a Poznan il secondo fascicolo intitolato „Misericordia Divina nella liturgia” il quale fu accolto positivamente da maggior parte di riviste teologiche. Pubblicai anche alcuni articoli nei giornali di Vilna, ma senza dire mai che la „causa movens” era suor Faustina.

Nel 1937, ad agosto, andai a trovare suor Faustina a Lagiewniki e trovai nel suo diario
la novena sulla divina misericordia che mi piacque molto. Quando le chiesi la provenienza
id questa novena, rispose che gliel’ha dettata Gesù stesso. Già prima il Signore Gesù
le avrebbe insegnato la coroncina alla divina Misericordia e altre preghiere che decisi
di pubblicare. In base a alcune espressioni contenute in queste preghiere ho composto
le litanie sulla Divina Misericordia e le consegnai insieme alla coroncina e la novena
a Signor Cebulski (Cracovia, via Szewska 22) per ottenere l’imprimatur della Curia di Cracovia
e per poterle stampare insieme all’immagine della Divina Misericordia in copertina.
La Curia di Cracovia concesse l’Imprimatur col numero 671, e a ottobre questa novena
con la coroncina e con la litania era nelle librerie.

Nel 1939 ho fatto pervenire una certa quantità di queste immagini e novene a Vilna,
e dopo lo scoppio della guerra con l’invasione dell’esercito di U.R.S.S. (19.IX.39) chiesi
a Sua Eccellenza l’Arcivescovo Metropolita il permesso di diffondere la preghiera
con informazione sulla provenienza dell’immagine ottenendo il suo permesso a voce.
In quel momento iniziai a diffondere, in privato,  il culto di questa immagine e le preghiere
di suor Faustina approvate a Cracovia (ne avevo il permesso a voce).

Finita la tiratura di Cracovia fui costretto a copiare le preghiere col ciclostile, ma non potendo soddisfare l’enorme richiesta chiesi alla Curia Metropolitana di Vilna il permesso di ristampa, aggiungendo alla prima pagina la spiegazione del contenuto dell’immagine. Ottenni il permesso con la data del 6.02.1940, firmato dal censore prelato Zebrowski Leon, e da Sua Eccellenza Vescovo Sufragano Kazimierz  Michalkiewicz e notaio della Curia don J. Ostrewka del 7.02.1940 col numero 35.

Tengo a sottolineare che non sapevo chi avrebbe firmato l’Imprimatur e non mi sono rivolto
a Sua Eccellenza Sufragano che morì alcune settimane dopo. Il prelato Zebrowski in quanto censore, apporto nel testo dell’edizione di Cracovia alcune correzioni stilistiche, ma la maggior parte dei fedeli preferiva lasciare il testo senza modifiche. Quindi, col permesso del censore,
mi sono rivolto nuovamente alla Curia (già dopo la morte di suor E. Vescovo Sufragano) chiedendo di approvare le preghiere senza modifiche. Il Notaio, don J. Ostrewko portò la mia domanda al Metropolia il quale rispose, sempre tramite il Notaio, di  attenermi all’approvazione firmata dal defunto Vescovo Sufragano. E così ho fatto.
Lo racconto con i dettagli, perché successivamente sono apparse le voci (negli ambienti ufficiali) che avevo ottenuto questa approvazione ricorrendo a qualche stratagemma.

Ancora a Vilna suor Faustina diceva di sentire l’urgente bisogno di uscire dalla Congregazione delle Suore di Beata Vergine Maria della Misericordia, per fondare una nuova congregazione religiosa. Considerando questo suo sentimento come una tentazione, non le consigliavo
di trattarlo sul serio. Successivamente, nelle lettere scritte da Cracovia continuava a parlare sempre di questa urgenza e finalmente ottenne il permesso del nouvo confessore e della Superiora Generale per uscire dalla congregazione, a condizione che io fossi d’accordo. Temevo di addossarmi una tale responsabilità e risposi che sarei d’accordo unicamente
nel caso in cui il confessore di Cracovia e la Superiora Generale non soltanto permetteranno, ma le ordineranno di uscire. suor Faustina non ottenne tale ordine e perciò si calmò e restò nella sua Congregazione fino alla morte.

Andai a trovarla durante la settimana e parlai tra l’altro di questa Congregazione che lei
voleva fondare, e adesso moriva, sottolineando che forse era un’illusione, come forse erano un’illusione tutte le altre cose di cui parlava. Suor Faustina promise di parlarne col Signore Gesù durante la preghiera. Il giorno dopo celebrai la Santa Messa per suor Faustina e mi venne in mente il pensiero che così come essa non era capace di dipingere il quadro ma indicò  soltanto come doveva essere, non sarebbe stata capace neanche di fondare una
nuova congregazione, ma donò soltanto alcune indicazioni base. Le sollecitazioni che provò dovevano significare la necessità di fondare questa nuova congregazione nel terribile tempo che stava per venire.

Poi qando arrivai in ospedale e chiesi se aveva qualcosa da dirmi a proposito, mi rispose
di non dovere più dire nulla, poiché Gesù mi aveva illuminato durante la Messa. Disse ancora che devo soprattutto sforzarmi per l’istituzione della festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua, che non devo preoccuparmi troppo per la nuova congregazione
e che riconoscerò da certi segni chi deve agire e che cosa bisogna fare. Che nella predica pronunciata quel giorno alla radio non c’era un’intenzione del tutto pura (infatti, cosi era)
– che devo cercare soprattutto l’intenzione pure, che vede come di notte, in una piccola cappellina di legno, ricevo i voti di prime sei candidate di questa congregazione.
Che lei morirà presto e che già ha compiuto tutto quello che aveva da dire e da scrivere.
Mi descrisse ancora l’aspetto della chiesina e della prima casa della congregazione
e si rammaricava per le sorti della Polonia che amava molto e per la quale pregava spesso.

Seguendo il consiglio di San Giovanni dalla Croce, quasi sempre trattavo i racconti di suor Faustina con indifferenza e non chiedevo i particolari. Anche in questo caso non le chiesi
quali sarebbero le sorti della Polonia per farla compiangere tanto. Lei stessa non me lo disse ma fece un sospiro e nascose il viso tra le mani, come per terrore dell’immagine che probabilmente aveva visto.

Quasi tutto quello che disse riguardo alla Congregazione si compì pienamente. Quando
il 10 novembre 1944, a Vilna, ricevevo i voti privati di prime siê candidate nella cappellina
di legno della Suore Carmelitane (vedi Congregazione), oppure quando tre anni dopo giunsi
per la prima volta alla prima casa della Congregazione a Mysliborz (vedi Santuario),
ero stupefatto dalla sconcertate esattezza di quello che mi disse suor Faustina, ora defunta.
Mi preannuncio anche assai precisamente le difficoltà e persino le persecuzioni che avrei
avuto diffondendo il culto della Divina Misericordia e cercando di ottenere l’istituzione dell’omonima festa la domenica in Albi S. (Era più facile sopportare tutto questo sapendo
che tale fù la volontà di Dio, sin dall’inizio).

Mi preannunciò anche, il 26 settembre, il giorno della sua morte. Disse che sarebbe morta
tra dieci giorni. E morì il 5 di ottobre. Per mancanza di tempo non potevo venire al funerale.

CHE COSA PENSARE DI SUOR FAUSTINA E DI SUE APPARIZIONI

Dal punto di vista del carattere era una persona assolutamente equilibrata, senza un’ombra
di psiconeurosi o isterismo. Naturalezza e semplicità erano le sue caratteristiche principali
nei rapporti con le sorelle della congregazione e con le persone estranee. Non c’era in lei niente di artificiale, teatrale, forzato. Non c’era alcuna voglia di attirare l’attenzione. Anzi, cercava di non sembrare diversa da altri e non parlava con nessuno di sue esperienze interiori, tranne il confessore e le Superiori. La sua sentimentalità fu normale, controllata dalla volontà, senza manifestare facilmente i vari stati d’animo e varie emozioni.
Non cedeva alle depressioni, non aveva nessuna crisi nervosa negli insuccessi e dispiaceri
che sopportava tranquillamente, accettando la volontà di Dio.

Dal punto di vista mentale era una persona ragionevole e aveva un discernimento sano
delle cose pur non essendo molto colta: sapeva appena leggere e scriveva con errori.
Dava dei consigli giustissimi alle sue consorelle, quando si rivolgevano a lei. Anch’io,
a titolo di prova, le ho sottomesso alcuni dubbi che aveva risolto in un modo molto giusto.
La sua immaginazione era ricca, ma non esaltata. Spesso non era capace di discernere
la propria immaginazione da eventi soprannaturali, specialmente quando si trattava di ricordi del passato. Ma quando l’ho fatto notare ordinandole di sottolineare nel diario tutto ciò di cui non può garantire che sicuramente non sia frutto della sua immaginazione – tralasciò alcuni suoi ricordi.

Dal punto di vista morale era assolutamente sincera, senza il minimo di esagerazione
e neanche un’ombra di menzogna. Diceva sempre la verità, anche se a volte questo le causava un dispiacere. Nel 1934, in estate, fui assente per alcune settimane, e suor Faustina confidava le sue esperienze ad altri confessori. Al ritorno seppi che suor Faustina aveva bruciato il suo diario. Ecco le circostanze: sembra che le sia apparso un Angelo che le ordinò di buttarlo nella caldaia dicendo: „Stai scrivendo delle sciocchezze e non fai altro che esporre te stessa e altre persone ai dispiaceri. Che cosa ti porta questa misericordia? Perché stai perdendo tempo
a descrivere certe allucinazioni?! Brucia tutto e sarai più tranquilla e più felice!”.

Suor Faustina non aveva nessuno che potrebbe consigliarla, e finita la visione eseguì l’ordine del presunto angelo. Poi capìi di avere sbagliato e mi raccontò tutto, e poi, per ordine
mio doveva riscrivere tutto da capo.

Dal punto di vista di virtù soprannaturali faceva dei progressi evidenti. Anche se ho visto
in lei, sin dall’inizio, la virtù di castità provata e ben radicata, grande umiltà, ardore, ubbidienza, povertà e amore di Dio e del prossimo, fu facile constatare la loro graduale crescita, particolarmente verso la fine di sua vita aumentò in lei l’amore di Dio. Lo esprimeva nelle sue poesie. Oggi non ricordo tutto esattamente, ma in generale mi viene in mente
lo stupore che avevo provato davanti al contenuto di queste poesie (non davanti alla forma) quando le leggevo nel 1938.

Una volta vidi suor Faustina in estasi. Era il 2 settembre 1938, quando la visitai all’ospedale
di Pradnik e la salutai prima di partire per Vilna. Mi allontanai un po’e poi mi ricordai di avere portato alcune copie di preghiere alla Divina Misericordia stampate a Cracovia (novena, litanita e coroncina). Tornai subito indietro per consegnarle a lei. Aprendo la porta della stanzetta singola, dove si strovava, la vidi accolta in preghiera. Era seduta, ma era quasi sollevata
al di sopra del letto. Lo sguardo fissava qualche oggetto invisibile, le pupille erano un
po’dilatate, non si accorse che io fossi entrato mentre io non volevo disturbarla e avevo intenzione di indietreggiare. Tuttavia presto tornò in sé, notò la mia presenza, chiese scusa
per non aver udito quando bussavo alla porta e quando entravo.

Le consegnai queste preghiere e la salutai, e lei mi disse: „Arrivederci in cielo!”. Quando
il 26 settembre andai a farle un’ultima visita a Lagiewniki, non volle più conversare,
o piuttosto non riusciva più a farlo, dicendo: „Sono occupata a stare col Padre Celeste”.
Infatti, dava l’impressione di un essere soprannaturale. In quel momento non avevo alcun dubbio che era vero tutto quello che raccontava nel diario sulla Santa Comunione ricevuta
in ospedale dalle mani di un Angelo.

Per quanto riguarda l’oggetto delle apparizioni di suor Faustina  non vi è nulla di contrario
alla fede o al buon costume, né nulla che riguardi le opinioni contrarie dei teologhi. Anzi,
tutto porta alla migliore conoscenza e all’amore di Dio. „L’immagine è eseguita in un modo artistico e costituisce un patrimonio prezioso dell’arte religiosa moderna” (Protocollo della Commissione riguardo alla valutazione e alla conservazione dell’immmagine di Salvatore Misericordiosissimo nella chiesa di Saint Michele a Vilna, del 27 maggio 1941, firmato da periti, professore della storia dell’arte dott. M. Morelowski, professore della dogmatica don L. Puchaty e conservatore don dott. P. Sledziewski).

Il Culto della Divina Misericordia (privato, in forma di novena, coroncina e litania) non soltanto non contradice in alcun modo i dogmi e la liturgia  ma porta alla spiegazione delle verità
di fede e a presentare in un modo chiaro tutto quello che nella liturgia era fin’adesso come
un collegamento. Porta anche a sottolineare e a presentare e tutto il mondo quello
che descrivevano in abbondanza i Padri della Chiesa, quello che aveva in mente l’autore
della liturgia e che richiede oggi la grande miseria umana.

Le intuizioni nelle cose talmente sottili e giuste, e nello stesso tempo così adeguate
alla psicologia della società di oggi, avute da una semplice religiosa che appena sapeva
il catechismo, non possono essere spiegate che tramite l’azione e illuminazione soprannaturale. Più di un teologo, dopo lunghi anni di studi, non sarebbe capace, neanche aprossimativamente, di risolvere le difficoltà in un modo talmente giusto e semplice come
lo fece suor Faustina.

Anche se all’azione soprannaturale nell’anima di suor Faustina alcune volte si aggiungeva
la sua immaginazione assai viva, e a causa di questo fatto alcune cose erano da lei un poco cambiate, ma inconscientemente, ma bisogna tenere presente che questo succedeva a tutte
le persone di questo tipo. Tra l’altro, lo testimoniano le biografie di Santa Brigida, Caterina Emmerich, Marii de Agreda, Giovanna d’Arco, ecc. Questo può spiegare le divergenze tra
la descrizione di suor Faustina che racconta la sua accoglienza nel convento, con le deposizione della Reverendissima Madre Generale Michaela Moraczewska, e forse anche altre espressioni simili del diario. D’altronde, sono eventi remoti, che potevano essere dimenticati
o un po’ cambiati da entrambe le parti, d’altronde sono cose che non costituiscono
un discorso essenziale.

Gli effetti delle apparizioni di suor Faustina, sia per la sua anima, sia per le anime di alter persone, sorpassarono ogni aspettativa. Se all’inizio suor Faustina era un po’ perplessa, temeva la possibilità di eseguire gli ordini e cercava di evitarlo, gradualmente si calmava
e la sua anima giunse allo stato di una certezza assoluta e di una profonda gioia interiore. Diventava sempre più umile e ubbidiente, sempre più unita a Dio e sempre più paziente, accettando la Sua volontà in tutto e senza riserve.

Non bisogna dilungarsi sugli effetti di queste apparizioni nelle anime di altre persone che  hanno saputo di questa rivelazione, poiché i fatti sono abbastanza eloquenti. Numerosi ex-vota (circa 150) accanto all’immagine di Salvatore Misericordiosissimo a Vilna e in molte altre città, testimoniano in un modo sufficiente le grazie ottenute da persone che venerano la Divina Misericordia, sia in patria che all’estero. Da ogni parte del mondo arrivano le notizie
di straordinareie grazie, veri miracoli della Divina Misericordia.

Riassumendo tutto quello che è stato detto, potremmo arrivare facilmente alla conclusione,
ma siccome la decisone ultima appartiene al giudizio infallibilie della Chiesa, perciò con docilità assoluta ci sottomettiamo a questo giudizio e aspettiamo tranquillamente
la sua sentenza.

/-/ don  Michele Sopocko confessore di suor Faustina

 

 

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