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RICORDI
Originale firmato:
Bialystok 27.I.1948.
/-/ don Michele Sopocko confessore di Suor Faustina
I MIEI RICORDI DELLA DEFUNTA SUOR FAUSTINA
Ci sono delle verità
di fede che sembrano esser conosciute, di cui si parla spesso, ma senza
capirle e tantomeno viverle. E così è successo anche a me,
per quanto riguarda la verità della Divina Misericordia. Tante
volte ho riflettuto su questa verità nelle meditazioni, specialmente
durante i ritiri spirituali, tante volte ne ho parlato nelle omelie e
ho ripetuto le parole delle preghiere liturgiche, ma non cercai di approfondirne
il contenuto e l’importanza per la vita spirituale: in particolare non
riuscii a capire, e all’inizio non potei accettare che la Divina Misericordia
fosse l’attributo più alto di Dio Creatore, Salvatore, Santificatore.
Ci voleva un’anima semplice e santa, profondamente unita a Dio, la quale
– come credo – per ispirazione Divina me ne parlò incitandomi a
studiare, a cercare e a riflettere su questo tema.
Quest’anima era Suor Faustina, ora
defunta (Helena Kowalska) della Congregazione delle Suore della Beata
Vergine Maria della Misericordia. Essa lentamente arrivò a convincermi
al punto tale che oggi considero il culto della Divina Misericordia, e
particolarmente l’istituzione della festa della Divina Misericordia la
prima domenica dopo Pasqua come uno degli obiettivi prioritari della mia
vita.
Conobbi Suor Faustina in estate (nel luglio o nell’agosto
del 1933), come una delle penitenti
della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia
a Vilnius
(via Senatorska 25). In quel periodo ero confessore ordinario di questa
Congregazione.
Attirò la mia attenzione con una sensibilità straordinaria
della coscienza, e con la sua stretta unione con Dio. Il più delle
volte non c’era materia per l’assoluzione e mai offese Dio con un peccato
grave.
Sin dall’inizio mi comunicò di conoscermi da
tempo grazie a qualche visione, che avrei dovuto essere il suo direttore
spirituale e che avrei dovuto realizzare qualche piano divino che mi sarebbe
stato trasmesso per suo tramite. Non presi sul serio questo suo
racconto e sottomisi Suor Faustina a una prova che la spinse a cercare
un altro confessore, col permesso della Superiora. Dopo un certo tempo
tornò da me e dichiarò di essere pronta a sopportare tutto
ma che non sarebbe andata più via da me. Non posso ripetere in
questo luogo tutti i dettagli di questo colloquio che in parte si trova
nel suo diario che ella scriveva su mia richiesta, poiché più tardi
le avrei vietato di raccontare le sue esperienze durante la confessione.
Conoscendo meglio Suor Faustina, constatai che i doni
dello Spirito Santo operavano in lei
in modo nascosto, ma in alcuni momenti, assai frequenti, si manifestavano
più chiaramente, conferendole un’intuizione viva che coinvolgeva
la sua anima, risvegliava slanci di amore,
nobili ed eroici atti di rinnegamento di se stessa. In particolare di
frequente si manifestava l’opera del dono della scienza, della sapienza
e dell’intelletto grazie alle quali Suor Faustina vedeva chiaramente la
nullità delle cose terrene e l’importanza della sofferenza e delle
mortificazioni.
Comprendeva con semplicità gli attributi di
Dio, e particolarmente la Sua Misericordia Infinita. Alle volte aveva
una visione beatificante vedendo una luce inaccessibile. Fissava lo sguardo
in questa luce per un po’di tempo, vedendo apparire la figura di Cristo
che camminava, benedicendo il mondo con la mano destra, e con la mano
sinistra aprendo la veste vicino
al Cuore. Da sotto la veste uscivano due raggi - bianco e rosso.
Suor Faustina aveva tali visioni, e altre ancora, già da alcuni
anni e sentiva parole soprannaturali che percepiva
con il senso dell’udito, con l’immaginazione e con la mente.
Temendo che Suor Faustina potesse avere delle illusioni,
delle allucinazioni o delle idee fisse mi rivolsi alla Superiora, Madre
Irene, per essere informato su chi fosse Suor Faustina, che opinione avevano
di lei le altre Suore della Congregazione e le Superiori. Chiesi anche
di controllare il suo stato di salute dal punto di vista psicologico e
fisico. Dopo aver ricevuto delle risposte positive sotto ogni aspetto,
aspettai ancora un po’di tempo, in parte non credevo fino in fondo, riflettevo,
pregavo e cercavo, chiedevo consigli ad alcuni sacerdoti più esperti
per sapere come comportarmi, senza dire di che cosa né di chi si trattasse.
E si trattava di realizzare alcune
presunte, ferme richieste del Signore Gesù: dipingere un’immagine
che Suor Faustina vedeva e istituire la festa della Divina Misericordia
la prima domenica dopo Pasqua. Alla fine, motivato più dalla curiosità
di come sarebbe stata questa immagine piuttosto che dal fatto di credere
nella verità delle visioni di Suor Faustina, decisi di far dipingere
questo quadro. Mi misi d’accordo con Eugeniusz Kazimirowski, un artista
pittore che abitava con me nella stessa casa. L’artista doveva dipingere
il quadro in cambio di una somma pattuita. La Superiora diede il suo permesso
e Suor Faustina, due volte alla settimana, veniva nello studio del pittore,
per dare delle indicazioni su come doveva essere dipinta questa immagine.
Il lavoro durò per alcuni mesi e finalmente,
a giugno o a luglio del 1934, l’immagine fu dipinta. Suor Faustina si
lamentò che l’immagine non era così bella come quella che
lei vide , ma Gesù la calmò dicendo che andava bene così
com’era, aggiungendo: “Porgo agli uomini
il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente
della Misericordia. Il recipiente è quest’immagine con la scritta:
Gesù confido in Te” (Diario, 327).
(vedi Immagine)
All’inizio Suor Faustina non seppe spiegare il significato
dei raggi che apparivano nell’immagine. Dopo alcuni giorni, disse che
Gesù stesso le aveva spiegato durante
la preghiera: “I due raggi sul quadro rappresentano
il Sangue e l’Acqua. Il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica
le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle
anime. Entrambi i raggi scaturiscono dal Mio Cuore che venne aperto sulla
Croce. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato
colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la
giusta mano di Dio”… “Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine,
non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare
nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò
come Mia propria gloria. (...) Io desidero che la prima domenica dopo
Pasqua sia la festa della Divina Misericordia”…“L’anima che quel giorno
si accosta alla confessione ed alla Santa Comunione riceve il perdono
totale delle colpe e delle pene”… “L’umanità non troverà
pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Divina Misericordia”…
“Prima di venire come Giudice giusto, vengo come Re di Misericordia, affinché
nessuno possa giustificarsi nel giorno del giudizio, che non è
così lontano..."
Questa immagine era un po’innovatrice, riguardo al
contenuto, perciò non potevo appenderla in chiesa senza il permesso
dell’Arcivescovo e mi vergognavo a chiederglielo, e ancor
di più a raccontargli qual’era la provenienza di questo quadro.
Per questo lo collocai al buio,
in un corridoio, accanto alla chiesa di San Michele (nel convento delle
Suore Bernardine),
di cui ero rettore. Suor Faustina mi preannunciò le difficoltà
collegate alla permanenza presso questa chiesa, e in effetti, gli eventi
straordinari si susseguirono abbastanza velocemente.
Suor Faustina chiese che l’immagine fosse a ogni costo
collocata in una chiesa, e io invece
non ebbi fretta. Alla fine, la Settimana Santa del 1935 ella, Suor Faustina
dichiarò che
il Signore Gesù mi chiedeva di collocare questa immagine per tre
giorni a Austras Vartu,
per il triduo previsto per la chiusura del giubileo della Redenzione che
si sarebbe tenuto
il giorno della futura festa, la Domenica in Albis. Ben presto seppi che
il triduo era veramente
in preparazione e il parroco di Astrau Vartu, il canonico St. Zawadzki,
mi chiese di dire l’omelia. Accettai a condizione che la finestra del
colonnato fosse decorata da quel quadro.
In quel posto l’immagine aveva un aspetto imponente attirando l’attenzione
dei passanti
più dell’immagine della Madonna.
Dopo la solennità l’immagine fu rimessa al solito
posto nascosto e vi rimase per altri due anni. Soltanto il 1. IV. 1937
chiesi a Sua Eccellenza Arcivescovo Metropolita di Vilnius il permesso
di appendere questa immagine nella chiesa di San Michele, di cui all’epoca
ero rettore.
Sua Eccellenza l’Arcivescovo Metropolita rispose di non voler decidere
da solo. Sottomise l’immagine a una commissione organizzata da don Adam
Sawicki, canonico, cancelliere
della curia Metropolitana. Il cancelliere ordinò di esporre il
quadro nella sacrestia della
chiesa di San Michele il giorno 2 aprile.
Non sapendo a che ora ci sarebbe stato l’esame della commissione ed essendo
impegnato
al lavoro nel Seminario e all’Università, non fui presente quando
la commissione esaminò l’immagine e non so quali persone ne fecero
parte. Il 3 aprile 1937 Sua Eccellenza l’Arcivescovo Metropolita di Vilna
mi informò di avere già delle informazioni dettagliate riguardo
a quest’immagine e diede il suo permesso di benedirla e appenderla nella
chiesa,
con l’unica riserva di non collocarla nell’altare e di non dire
quale fosse la sua provenienza.
Il giorno stesso l’immagine fu benedetta e appesa accanto
all’altare maggiore, dal lato
del leggio. Alcune volte fu prestata dalla parrocchia di San Francesco
(ex Bernardina)
per la processione del Corpus Domini, per l’allestimento degli altarini.
Il 28.XII.1940
le Suore Bernardine la trasportarono in un altro luogo, e in quell’occasione
l’immagine
fu un poco danneggiata, e nel 1942, quando le suore furono arrestate dalle
autorità tedesche, l’immagine tornò al suo posto accanto
all’altare maggiore, dove è rimasta fino ad oggi, circondata dalla
grande devozione dei fedeli e adornata di numerosi ex-voto.
Alcuni giorni dopo il triduo a Astrau Vartu, Suor Faustina
mi raccontò quello che visse durante la solennità. Tutto
è dettagliatamente descritto nel suo diario. Successivamente, il
12 maggio, vide nello spirito il Maresciallo J. Pilsudski agonizzante
e mi raccontò delle sue terribili sofferenze. Il Signore Gesù
le avrebbe mostrato questo dicendo: Guarda
come finisce
la grandezza di questo mondo”. Poi vide ancora il giudizio della
sua anima, e quando chiesi come fosse finito, rispose: Sembra
che per intercessione della Madre Dio abbia vinto la Divina Misericordia”.
Presto iniziarono le grandi difficoltà predette da Suor Faustina
(dato il mio soggiorno presso la chiesa di San Michele). Queste difficoltà
aumentarono sempre più fino
a giungere a un punto culminante nel gennaio del 1936.
Di queste difficoltà non parlai quasi con nessuno,
e soltanto durante un giorno critico chiesi
a Suor Faustina di pregare. Con mio grande stupore, lo stesso giorno,
tutte le difficoltà svanirono come una bolla di sapone. Suor Faustina
mi disse di aver preso su di sé le mie sofferenze e quel giorno ne sperimentò
così tante, come non successe mai in tutta la sua vita. Poi, quando
chiese aiuto a Gesù sisentì rispondere: Sei
stata tu a proporre di soffrire per lui,
e adesso non lo vuoi? Ho permesso che tu sperimentassi solo una parte
delle sue sofferenze. In questo luogo con estrema precisione
mi disse quale era la causa delle mie difficoltà.
Il tutto le sarebbe stato comunicato in modo soprannaturale. Me lo disse
con una precisione sconovolgente, tanto più che non poteva in nessun
modo conoscere i particolari.
Ci furono anche altri casi simili.
A metà aprile del 1935, su ordine della Superiora
Generale, Suor Fastina partì per Walendow,
e poi per Cracovia, mentre io riflettevo seriamente sul messaggio della
Divina Misericordia
e iniziai una ricerca negli scritti dei Padri della Chiesa per avere la
conferma che
la Misericordia fosse l’attributo più alto di Dio, come diceva
Suor Faustina, poiché non avevo trovato niente negli scritti dei teologi
più recenti. Con grande gioia trovai espressioni simili
in San Fulgenzio e San Ildefonso e ancor di più in San Tommaso
e Sant’Agostino il quale commentando i Salmi parlò molto della
Divina Misericordia chiamandola l’attributo più alto
di Dio. Da quel momento non ebbi più seri dubbi riguardo al carattere
soprannaturale delle apparizioni di Suor Faustina. Iniziai a pubblicare
degli articoli sulla Divina Misericordia nelle riviste di teologia, motivando
con degli argomenti razionali e liturgici il bisogno di istituire
una festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua.
Nel giugno 1936 pubblicai a Vilna il primo opuscolo
Divina Misericordia” con l’immagine
del Salvatore Misericordiosissimo sulla copertina. Mandai questa prima
pubblicazione prima
di tutto ai vescovi riuniti alla conferenza episcopale a Czêstochowa,
ma nessuno di loro mi rispose. Un anno più tardi pubblicai a Poznañ
il secondo fascicolo intitolato La
Misericordia Divina nella liturgia” il quale fu accolto positivamente
dalla maggior parte delle riviste teologiche. Pubblicai anche alcuni articoli
nei giornali di Vilna, ma senza dire mai che la causa
movens” era Suor Faustina.
Nel 1937, ad agosto, andai a trovare Suor Faustina
a Lagiewniki e trovai nel suo diario
la Novena alla Divina Misericordia che mi piacque molto. Quando le chiesi
la provenienza
di questa novena, rispose che gliel’aveva dettata Gesù stesso.
Già in precedenza il Signore Gesù le aveva insegnato la
Coroncina alla Divina Misericordia e altre preghiere che decisi
di pubblicare. In base ad alcune espressioni contenute in queste preghiere
composi
le litanie alla Divina Misericordia e le consegnai insieme alla coroncina
e alla novena
al Signor Cebulski (Cracovia, via Szewska 22) per ottenere l’imprimatur
della Curia
di Cracovia e per poterle stampare insieme all’immagine della Divina Misericordia
sulla copertina. La Curia di Cracovia concesse l’Imprimatur col numero
671, e a ottobre questa novena con la coroncina e con la litania fu nelle
librerie.
Nel 1939 feci giungere una certa quantità di
queste immagini e novene a Vilna, e dopo
lo scoppio della guerra con l’invasione dell’esercito dell’U.R.S.S. (19.IX.39)
chiesi a Sua Eccellenza l’Arcivescovo Metropolita il permesso di diffondere
la preghiera con indicata
la provenienza dell’immagine ottenendo il suo permesso a voce. In quel
momento iniziai
a diffondere, in privato, il culto di questa immagine e le preghiere
di Suor Faustina
approvate a Cracovia (ne avevo il permesso a voce).
Finite le copie di Cracovia fui costretto a copiare
le preghiere col ciclostile, ma non potendo soddisfare l’enorme richiesta
chiesi alla Curia Metropolitana di Vilna il permesso di ristamparle, aggiungendo
alla prima pagina la spiegazione del contenuto dell’immagine. Ottenni
il permesso in data 6.02.1940, firmato dal censore prelato Zebrowski Leon,
e da Sua Eccellenza
il Vescovo Sufragano Kazimierz Michalkiewicz e dal notaio della Curia
don J. Ostrewka
del 7.02.1940 col numero 35.
Tengo a sottolineare che non sapevo chi avrebbe firmato
l’Imprimatur e non mi rivolsi
a Sua Eccellenza Sufragano che morì alcune settimane dopo. Il prelato
Zebrowski in quanto censore, apportò nel testo dell’edizione di
Cracovia alcune correzioni stilistiche, ma la maggior parte dei fedeli
preferiva lasciare il testo senza modifiche. Quindi, col permesso del
censore,
mi rivolsi nuovamente alla Curia (già dopo la morte di S. E. Il
Vescovo Sufragano) chiedendo
di approvare le preghiere senza modifiche. Il Notaio, don J. Ostrewko
portò la mia domanda
al Metropolita il quale rispose, sempre tramite il Notaio, di attenermi
all’approvazione firmata dal defunto Vescovo Sufragano. E così
feci. Lo racconto in dettaglio, perché successivamente sono apparse delle
voci (negli ambienti ufficiali) che avrei ottenuto questa approvazione
ricorrendo a qualche stratagemma.
Ancora a Vilna Suor Faustina diceva di sentire l’urgente
bisogno di uscire dalla Congregazione delle Suore di Beata Vergine Maria
della Misericordia, per fondare una nuova congregazione religiosa. Considerando
questo suo sentimento come una tentazione, non le consigliavo
di trattarlo sul serio. Successivamente, nelle lettere scritte da Cracovia
continuava a parlare sempre di questa urgenza e finalmente ottenne il
permesso dal nuovo confessore e dalla Superiora Generale di uscire dalla
congregazione, a condizione che io fossi d’accordo.
Temevo di addossarmi una tale responsabilità e risposi che sarei
stato d’accordo unicamente
nel caso in cui il confessore di Cracovia e la Superiora Generale non
soltanto avrebbero permesso, ma le avrebbero ordinato di uscire. Suor
Faustina non ottenne tale ordine
e perciò si tranquillizzò e restò nella sua Congregazione
fino alla morte.
Andai a trovarla durante la settimana e parlai tra
l’altro di questa Congregazione che
lei avrebbe voluto fondare, e adesso stava per morire, sottolineando che
forse era stata un’illusione, come forse erano state un’illusione tutte
le altre cose di cui parlava.
Suor Faustina promise di parlarne con il Signore Gesù durante la
preghiera. Il giorno dopo celebrai la Santa Messa per Suor Faustina e
mi venne in mente il pensiero che così come
ella non era stata capace di dipingere il quadro ma indicò soltanto
come doveva essere,
non sarebbe stata capace neanche di fondare una nuova congregazione, ma
di dare soltanto alcune indicazioni base. Le incitazioni indicavano la
necessità di fondare questa nuova congregazione nel terribile tempo
che stava per venire.
Successivamente, quando arrivai in ospedale e chiesi
se aveva qualcosa da dirmi a proposito, mi rispose di non dovere più
dir nulla, poiché Gesù mi aveva illuminato durante la Messa.
Disse ancora che avrei dovuto sforzarmi soprattutto per l’istituzione
della festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua, che
non dovevo preoccuparmi troppo per
la nuova congregazione e che avrei riconosciuto da certi segni chi doveva
agire e che cosa bisognava fare. Che nella predica pronunciata quel giorno
alla radio non c’era un’intenzione del tutto pura (infatti, cosi era)
– che dovevo cercare soprattutto l’intenzione pura, che vedeva come, di
notte, in una piccola cappellina di legno, avrei ricevuto i voti delle
prime sei candidate di questa congregazione.
Che lei sarebbe morta presto e che avrebbe già compiuto tutto quello
che aveva
da dire e da scrivere. Mi descrisse ancora l’aspetto della chiesina e
della prima casa
della congregazione e si rammaricava per le sorti della Polonia che amava
molto
e per la quale pregava spesso.
Seguendo il consiglio di San Giovanni dalla Croce,
quasi sempre trattavo i racconti di Suor Faustina con indifferenza e non
ne chiedevo i particolari. Anche in questo caso non le chiesi
quali sarebbero state le sorti della Polonia per farla compatire tanto.
Lei stessa non me lo disse, ma fece un sospiro e nascose il viso tra le
mani, come per terrore dell’immagine che probabilmente aveva visto.
Quasi tutto quello che disse riguardo alla Congregazione
si compì pienamente. Quando
il 10 novembre 1944, a Vilna, ricevetti i voti privati delle prime sei
candidate nella cappellina
di legno della Suore Carmelitane (vedi Congregazione),
oppure quando tre anni dopo giunsi
per la prima volta alla prima casa della Congregazione a Mysliborz (vedi
Santuario),
ero stupefatto dalla sconcertate esattezza di quello che mi aveva detto
Suor Faustina, allora
già defunta. Mi preannunciò anche assai precisamente le
difficoltà e persino le persecuzioni che avrei subito diffondendo
il culto della Divina Misericordia e cercando di ottenere l’istituzione
dell’omonima festa la domenica in Albis. (Era più facile sopportare
tutto questo sapendo che questa era la volontà di Dio, sin dall’inizio).
Il 26 settembre mi preannunciò anche il
giorno della sua morte. Disse che sarebbe morta
tra dieci giorni. E morì il 5 di ottobre. Per mancanza di tempo
non potei venire al suo funerale.
CHE COSA PENSARE DI SUOR FAUSTINA E DELLE SUE APPARIZIONI
Dal punto di vista del carattere era una persona assolutamente
equilibrata, senza un’ombra
di psiconeurosi o isterismo. Naturalezza e semplicità erano le
sue caratteristiche principali
nei rapporti con le sorelle della congregazione e con le persone estranee.
Non c’era in lei niente di artificiale, teatrale, forzato. Non c’era alcuna
voglia di attirare l’attenzione.
Anzi, cercava di non sembrare diversa da altri e non parlava con nessuno
delle sue esperienze interiori, tranne al confessore e alle Superiori.
La sua sentimentalità fu normale, controllata dalla volontà,
senza manifestare facilmente i vari stati d’animo e le varie emozioni.
Non cedeva alla depressione psichica, né all’irritazione durante gli insuccessi
che
sopportava tranquillamente, sottomettendosi alla volontà di Dio.
Dal punto di vista mentale
era una persona intelligente e aveva un discernimento sano
delle cose pur non essendo molto colta: sapeva appena leggere e scriveva
con errori.
Dava dei consigli giustissimi alle sue consorelle, quando si rivolgevano
a lei.
Anch’io, a titolo di prova, le sottomisi alcuni dubbi che risolse in un
modo molto giusto.
La sua immaginazione era ricca, ma non esaltata. Spesso non era capace
di distinguere
la propria immaginazione da eventi soprannaturali, specialmente quando
si trattava
di ricordi del passato. Ma quando glielo feci notare ordinandole di sottolineare
nel diario
tutto ciò che non avrebbe potuto garantire con sicurezza che non
fosse stato frutto
della sua immaginazione – tralasciò alcuni suoi ricordi.
Dal punto di vista morale
era assolutamente sincera, senza un minimo di esagerazione
e neanche un’ombra di menzogna. Diceva sempre la verità, anche
se a volte questo
le causava un dispiacere. Nel 1934, in estate, fui assente per alcune
settimane, e suor
Faustina confidò le sue esperienze ad altri confessori. Al ritorno
seppi che suor Faustina
aveva bruciato il suo diario. Ecco le circostanze: sembra che le fosse
apparso un Angelo
che le avesse ordinato di buttarlo nella caldaia dicendo: „Stai
scrivendo delle sciocchezze
e non fai altro che esporre te stessa e altre persone ai dispiaceri. Che
cosa ti porta questa misericordia? Perché stai perdendo tempo a descrivere
certe allucinazioni?! Brucia tutto
e sarai più tranquilla e più felice!”.
Suor Faustina non aveva nessuno che potesse consigliarla, e finita la
visione eseguì l’ordine
del presunto angelo. Poi capìi di avere sbagliato e mi raccontò
tutto, e poi, per mio ordine
dovette riscrivere tutto da capo.
Dal punto di vista delle virtù
soprannaturali faceva degli evidenti progressi. Anche se vidi
in lei, sin dall’inizio, la virtù della castità provata
e ben radicata, una grande umiltà, ardore, ubbidienza, povertà
e amore verso Dio e verso il prossimo, fu facile constatare la loro graduale
crescita, e in particolare verso la fine della sua vita aumentò
in lei l’amore verso Dio.
Lo espresse nelle sue poesie. Oggi non ricordo tutto esattamente, ma in
generale mi viene
in mente lo stupore che provai davanti al contenuto di queste poesie (non
davanti alla forma) quando le lessi nel 1938.
Una volta vidi suor Faustina in estasi. Era il 2 settembre
1938, quando la visitai all’ospedale
di Pr¹dnik e la salutai prima di partire per Vilna. Mi allontanai un po’e
poi mi ricordai
di avere portato alcune copie di preghiere alla Divina Misericordia stampate
a Cracovia (novena, litania e coroncina). Tornai subito indietro per consegnagliele.
Aprendo la porta
della stanzetta singola, dove si strovava, la vidi raccolta in preghiera.
Era seduta, ma quasi sollevata al di sopra del letto. Lo sguardo fissava
qualche oggetto invisibile, le pupille
erano un po’ dilatate, non si accorse che io ero entrato mentre io non
volli disturbarla
e ebbi intenzione di indietreggiare. Tuttavia presto tornò in sé,
notò la mia presenza,
chiese scusa per non aver udito quando bussavo alla porta e quando entravo.
Le consegnai queste preghiere e la salutai, e lei mi
disse: Arrivederci in cielo!”.
Quando il 26 settembre andai a farle un’ultima visita a Lagiewniki, non
volle più conversare,
o piuttosto non riusciva più a farlo, dicendo: Sono
occupata a stare col Padre Celeste”.
Infatti, dava l’impressione di un essere soprannaturale. In quel momento
non ebbi alcun
dubbio che fosse vero tutto quello che raccontava nel diario sulla Santa
Comunione ricevuta
in ospedale dalle mani di un Angelo.
Per quanto riguarda l’oggetto
delle apparizioni di Suor Faustina non vi è nulla
di contrario
alla fede o al buon costume, né nulla che riguardi le opinioni contrarie
dei teologi. Anzi,
tutto porta a una migliore conoscenza e all’amore di Dio. „L’immagine
è eseguita in un modo artistico e costituisce un patrimonio prezioso
dell’arte religiosa moderna” (Protocollo della Commissione riguardo
alla valutazione e alla conservazione dell’immmagine del Salvatore Misericordiosissimo
nella chiesa di Saint Michele a Vilna, del 27 maggio 1941, firmato dai
periti, professore della storia dell’arte dott. M. Morelowski, professore
della dogmatica don L. Puchaty e conservatore don dott. P. Sledziewski).
Il Culto della Divina Misericordia (privato, in forma
di novena, coroncina e litania) non soltanto non contraddice in alcun
modo i dogmi e la liturgia ma porta alla spiegazione delle verità
di fede e a presentare in modo chiaro tutto quello che nella liturgia
era fino ad ora come
un collegamento. Porta anche a sottolineare e a presentare a tutto il
mondo quello
che descrivevano in abbondanza i Padri della Chiesa, quello che aveva
in mente l’autore
della liturgia e che richiede oggi la grande miseria umana.
Le intuizioni nelle cose talmente sottili e giuste,
e nello stesso tempo così adeguate
alla psicologia della società di oggi, avute da una semplice religiosa
che appena sapeva
il catechismo, non possono essere spiegate che tramite l’azione e illuminazione
soprannaturale. Più di un teologo, dopo lunghi anni di studi, non
sarebbe stato capace, neanche aprossimativamente, di risolvere le difficoltà
in un modo così giusto e semplice
come fece Suor Faustina.
Anche se all’azione soprannaturale nell’anima di Suor
Faustina alcune volte si aggiungeva
la sua immaginazione assai viva, e a causa di questo fatto alcune cose
erano da lei un poco cambiate, ma inconscientemente, bisogna tenere presente
che questo è successo a tutte
le persone di questo tipo.
Tra l’altro, lo testimoniano le biografie di Santa Brigida, Caterina Emmerich,
Marii de Agreda, Giovanna d’Arco, ecc. Questo può spiegare le divergenze
tra la descrizione di Suor Faustina che racconta la sua accoglienza nel
convento, con le deposizione della Reverendissima
Madre Generale Michaela Moraczewska, e forse anche altre espressioni simili
del diario. D’altronde, sono eventi remoti, che potevano essere dimenticati
o un po’ cambiati
da entrambe le parti, d’altra parte sono cose che non costituiscono un
discorso essenziale.
Gli effetti delle
apparizioni di Suor Faustina, sia per la sua anima, sia per le anime
di altre persone, sorpassarono ogni aspettativa. Se all’inizio Suor Faustina
fu un po’perplessa, temeva la possibilità di eseguire gli ordini
e cercava di evitarlo, gradualmente si calmò
e la sua anima giunse a uno stato di certezza assoluta e di profonda gioia
interiore.
Diventò sempre più umile e ubbidiente, sempre più
unita a Dio e sempre più paziente, accettando la Sua volontà
in tutto e senza riserve.
Non bisogna dilungarsi sugli effetti di queste apparizioni
nelle anime di altre persone
che hanno saputo di questa rivelazione, poiché i fatti sono abbastanza
eloquenti. Numerosi ex-voto (circa 150) accanto all’immagine del Salvatore
Misericordiosissimo a Vilna e in molte altre città, testimoniano
in modo sufficiente le grazie ottenute da persone che venerano
la Divina Misericordia, sia in patria che all’estero. Da ogni parte del
mondo arrivano
notizie di straordinarie grazie, veri miracoli della Divina Misericordia.
Riassumendo tutto quello che è stato detto,
potremmo arrivare facilmente alla conclusione,
ma poichè la decisone ultima spetta al giudizio infallibile della
Chiesa, perciò con docilità assoluta ci sottomettiamo a
questo giudizio e aspettiamo tranquillamente la sua sentenza.
/-/ don Michele Sopocko confessore di Suor Faustina
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