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"Scrivi che giorno e notte il Mio sguardo riposa
su di lui e che permetto queste contrarietà per aumentare i suoi meriti.
Io do la ricompensa non per il risultato positivo,
ma per la pazienza e la fatica sopportata per Me” (Diario, 86).

 

BEATO DON MICHELE SOPOCKO
BIOGRAFIA (1888-1975)



Il Beato don Michele Sopocko, confessore e direttore spirituale di suor Faustina, fu direttamente legato al mistero delle apparizioni di Gesù Misericordioso. Dio gli assegnò un ruolo di straordinaria importanza: realizzare la missione che il Signore Gesù affidò a suor Faustina. A quest’opera sacrificò quasi tutta la sua vita.



Michele Sopocko nacque il 1 novembre 1888 a Nowosady nei pressi di Vilna (Vilnius, Lituania) in una nobile famiglia di tradizione patriottica. Nonostante le difficili condizioni di vita, i genitori gli garantirono un’educazione a livello elementare. La vita morale dei genitori, la loro pietà profonda e il loro amore influirono sulla giusta formazione spirituale di Michele e dei suoi fratelli. L’atmosfera che regnava in casa Sopocko suscitò in Michele, sin dalla più tenera età, una pietà ardente e un desiderio di consacrarsi a Dio nel servizio sacerdotale.



Nel 1910 Michele Sopocko iniziò gli studi quadriennali al Seminario di Vilnius. Poté continuare gli studi grazie al sussidio assegnatogli dal rettore. Fu ordinato sacerdote il 15 giugno 1914.


I primi anni del ministero sacerdotale a Vilnius


Da sacerdote don Michele Sopocko fu mandato come vicario nella parrocchia di Taboryszki nei pressi di Vilnius. Tra i vari impegni, egli chiese di propria iniziativa di poter organizzare la catechesi domenicale per i giovani. Il primo anno di lavoro pastorale fu coronato dalla Prima Comunione solenne di circa 500 bambini.



Nell’ estate del 1915 per Taboryszki passò il fronte della guerra tedesco-russa. Don Sopocko, nonostante i pericoli che derivavano dalle azioni belliche, continuò le funzioni religiose previste in quel periodo e partecipò pienamente alla vita dei parrocchiani. A Taboryszki, don Sopocko si impegnò nell’attività educativa, aprendo nelle località vicine delle nuove scuole. Col passar del tempo proprio questo fu motivo di persecuzione da parte dell’autorità occupante tedesca, la quale all’inizio mostrò di essere tollerante nei confronti della sua attività, e persino la aiutò materialmente. Più tardi le autorità iniziarono a impedire i viaggi di don Sopocko a Vilnius, poiché il sacerdote vi andava per cercare dei nuovi insegnanti e organizzare le scuole. In questo modo lo costrinsero a partire da Taboryszki.

Nel 1918 don Sopocko ottenne il permesso delle autorità ecclesiastiche di Vilnius per andare a Varsavia e continuare gli studi alla facoltà di Teologia. Tuttavia la malattia, nonché la situazione politica in Polonia gli impedirono di iniziare gli studi. Dopo avere seguito delle cure, tornò a Varsavia per iniziare gli studi, ma l’università fu chiusa a causa delle azioni belliche.
Quindi, si presentò come volontario per lavorare nella pastorale dell’esercito. Il vescovo militare dell’esercito polacco lo nominò cappellano militare e lo mandò a svolgere il ministero pastorale presso l’ospedale da campo che in quel tempo si stava organizzando a Varsavia. Dopo un mese di lavoro in ospedale, chiese di essere trasferito al fronte. Fu mandato al Reggimento di Vilnius, iniziando l’attività pastorale tra i soldati che combattevano al fronte. Oltre al ministero sacramentale, portava aiuto ai feriti che si trovavano in condizioni difficilissime ed erano privi di cure ospedaliere.

Dopo questo lungo e faticoso periodo trascorso tra le truppe al fronte, don Sopocko ebbe una ricaduta legata ai suoi problemi di salute. Fu dunque inviato all’ospedale militare per una serie di cure. La convalescenza durò alcune settimane e in quel periodo aiutò nel lavoro pastorale tra i malati. Finite le cure, gli fu assegnata la funzione di cappellano militare nel campo di addestramento per gli ufficiali a Varsavia. Tra le sue mansioni c’erano le conferenze settimanali su temi religiosi e morali per gli ufficiali e sottufficiali di varie formazioni, nonché il servizio nei due ospedali militari.


Don Sopocko come cappellano militare del campo di addestramento degli ufficiali


Nell’ambito dei suoi corsi, don Sopocko parlava di questioni di dogmatica e di storia della Chiesa, insegnava approfondiva il catechismo e toccava i temi correnti che riguardavano il servizio militare. I suoi superiori apprezzarono molto la problematica religiosa e morale da lui trattata. Il Ministero della Guerra preparò un’edizione stampata di queste conferenze, consigliando alle reclute di tutte le divisioni di prenderne conoscenza.



Nell’ottobre del 1919, nonostante la guerra, fu riaperta l’attività universitaria. Don Sopocko si iscrisse alla sezione di teologia morale e ai corsi di diritto e filosofia. Da quel momento dovette dividere il suo tempo tra gli studi ed il ministero pastorale nell’esercito. In più organizzava l’attività sociale. Vigilò al funzionamento di “Aiuto Fraterno ai Militari” (era il presidente di quest’organizzazione), dell’ostello militare nonché della scuola per i bambini orfani dei militari caduti.
Nell’estate del 1920 fu testimone dei grandi eventi al fronte e subito dopo, già a Varsavia, visse la gloriosa difesa della città e la vittoria riportata sull’offensiva sovietica. A distanza di molti anni, nelle sue “Memorie”, don Sopocko avrebbe commentato questi eventi come un intervento straordinario della Divina Provvidenza e come segno della Misericordia per la Polonia, impetrato dalla preghiera dei fedeli che in agosto di quell’anno affluivano numerosissimi nelle chiese.

Svolgendo le mansioni di cappellano militare e studiando la teologia morale, intraprese anche degli studi supplementari presso l’Istituto Superiore di Pedagogia. Nel 1923 conseguì la laurea in teologia e si occupò maggiormente di pedagogia. I risultati delle ricerche sull’influenza negativa dell’alcool sullo sviluppo delle capacità di apprendimento nei giovani divennero una base per la tesi intitolata “Alcoolismo e la gioventù scolastica” scritta da don Sopocko alla fine degli studi nell’Istituto di Pedagogia.



Il Vescovo di Vilnius Jerzy Matulewicz, conoscendo i meriti e l’operato del cappellano, intendeva impegnarlo nel lavoro per la diocesi. All’inizio volle affidargli l’organizzazione della pastorale dei giovani che non frequentavano le scuole. Don Michele accettò la proposta del vescovo e tornò a lavorare a Vilnius.

La decisione formale arrivò nell’autunno del 1924. In forza di quella decisione don Sopocko fu nominato Direttore della Pastorale dell’Esercito nel Distretto di Vilnius e dintorni. Il Distretto comprendeva 12 caserme nelle quali stazionavano complessivamente 10 000 soldati. Il trasferimento di don Sopocko a Vilnius fu per lui una promozione, ma contemporaneamente gli impose lo svolgimento delle mansioni più difficili ed una maggiore responsabilità. Il lavoro pastorale di don Sopocko come cappellano militare incontrò il favore del Maresciallo di Polonia Józef Piłsudski.

Nonostante i numerosi impegni legati alla pastorale, continuò gli studi serali alla Facoltà Teologica dell’Università di Varsavia, preparando una tesi di dottorato in ricerca in teologia morale intitolata “La Famiglia nella legislazione dei territori polacchi”. La tesi di secondo dottorato fu discussa il 1 marzo 1926. La ricerca scientifica implicava la conoscenza di lingue straniere. Iniziò dunque a studiare la lingua tedesca, l’inglese e il francese.
Da cappellano militare, don Sopocko conduceva le catechesi e gli insegnamenti anche in lingua russa, destando grande interesse tra i fedeli. Gli incontri ebbero luogo nella chiesa della Santa Trinità a Vilnius (attualmente il Santuario della Divina Misericordia). Dopo avere conseguito il secondo dottorato, intendeva preparare un’altra ricerca, come tesi di abilitazione per la cattedra di libera docenza.

Negli anni 1927 e 1928, pur continuando a svolgere le funzioni di direttore della pastorale del Distretto Militare, ricevette altre mansioni molto importanti e di grande responsabilità. Divenne padre spirituale del seminario e Direttore della Cattedra per la Teologia Pastorale all’Università di Vilnius. I nuovi doveri lo costrinsero a ritirarsi gradualmente dal lavoro pastorale nell’esercito.

Come padre spirituale, nel seminario svolgeva anche la funzione di moderatore della Solidarietà Mariana, del Circolo Eucaristico, dell’Ordine Francescano Secolare e del Circolo dei Seminaristi nell’Unione Missionaria del Clero. Un altro ministero svolto da don Sopocko durante tutto il periodo di soggiorno a Vilnius fu quello di confessore delle suore religiose.

Dopo essere stato parzialmente esonerato dalla pastorale militare, oltre alle funzioni di padre spirituale nel seminario, don Sopocko si occupava di conferenze e di lavoro scientifico.
Siccome all’epoca mancavano manuali adeguati, lui stesso elaborò dei materiali per le materie che insegnava e li raccolse sotto forma di dispense universitarie. Questi materiali, copiati dagli studenti, per lunghi anni costituirono un valido sussidio per lo studio.


Tra gli studenti dell’Università Stefan Batory a Vilnius, anno 1929


Le ricerche scientifiche di don Sopocko erano collegate principalmente con l’abilitazione e riguardavano questioni di educazione e formazione spirituale. Per raccogliere i materiali indispensabili per il lavoro intrapreso, nell’ estate del 1930 si recò in viaggio per varie biblioteche dei paesi dell’Europa Occidentale. Questo viaggio fu molto fruttuoso per don Sopocko sia dal punto di vista scientifico che religioso, poiché visitava contemporaneamente i luoghi di culto e importanti centri della vita religiosa.

Preparava la tesi di abilitazione alla libera docenza e oltre a ciò scriveva articoli scientifici e divulgativi sulla teologia pastorale, articoli per l’enciclopedia ecclesiastica, teneva delle conferenze scientifiche e si occupava di pubblicistica.

Essendo sempre più impegnato nella ricerca scientifica, chiese al Vescovo Militare e all’Arcivescovo di essere esonerato dalla funzione di cappellano militare e dalla funzione di padre spirituale. Anche se il loro assenso non fu immediato, successivamente fu esonerato da quei ministeri.
Dal settembre 1932 don Sopocko abitò presso le Suore della Visitazione dove poté finire tranquillamente di scrivere la sua ricerca di abilitazione intitolata: “Obiettivo, oggetto e soggetto dell’educazione spirituale secondo M. Leczycki”. L’abilitazione avvenne il 15 maggio 1934. Dopo l’abilitazione, il Ministero delle Confessioni Religiose e dell’Educazione Pubblica lo nominò professore associato dell’Università di Varsavia e successivamente fu trasferito alla Cattedra per la Teologia Pastorale dell’Università Stefan Batory a Vilnius.

Don Sopocko dal 1932 fu confessore delle suore della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia che in quel tempo avevano la loro casa religiosa a Vilnius. Qui incontrò suor Faustina Kowalska, che nel maggio dell’anno 1933, dopo essere arrivata a Vilnius, divenne una delle sue penitenti. Questo incontro si rivelò essenziale per tutta la sua vita e la sua futura missione. In Suor Faustina egli incontrò una grande devozione alla Divina Misericordia, le cui grazie anche lui nella sua vita sperimentò varie volte. Suor Faustina, avendo trovato in don Sopocko un perspicace confessore e direttore spirituale, iniziò a parlargli sempre più spesso delle sue esperienze interiori collegate alle apparizioni del Salvatore Misericordiosissimo. A causa della mancanza di tempo, Don Sopocko le ordinò di descrivere le sue esperienze interiori in un quaderno. Quando aveva un po’ di tempo libero, ne leggeva le pagine.

In questo modo nacque il ”Diario” di Suor Faustina. Suor Faustina, riferendosi alle apparizioni del Salvatore che aveva avuto prima di venire a Vilnius e dopo il suo arrivo, informò don Sopocko delle richieste ricevute dal Signore Gesù. Si trattava di dipingere un’immagine del Salvatore Misericordiosissimo, di intraprendere le azioni necessarie affinché fosse istituita la festa della Divina Misericordia, la prima domenica dopo Pasqua e di fondare una nuova Congregazione Religiosa. La Divina Provvidenza aveva affidato la realizzazione di queste richieste a Don Sopocko.

Nel luglio del 1934 don Sopocko divenne Rettore della Chiesa di San Michele a Vilnius. Questo evento fu di grande importanza negli anni a venire. Proprio in quella chiesa, il 4 aprile 1937 fu benedetta e collocata, su richiesta espressa dal Signore Gesù, la prima immagine di Gesù Misericordioso. Suor Faustina partì da Vilnius nel marzo del 1936. Don Sopocko rimase in contatto epistolare con suor Faustina e andava a trovarla a Cracovia, realizzando l’opera affidata anche a lui, quella di far conoscere nel mondo il mistero della Divina Misericordia.

Basandosi sul magistero della Chiesa, cercava delle motivazioni teologiche relative all’esistenza dell’attributo della Misericordia in Dio e cercava i fondamenti per istituire la Festa della Misericordia, come richiesto nelle apparizioni. In alcuni articoli pubblicati sulle riviste teologiche presentò i risultati delle sue ricerche nonché l’argomentazione a favore dell’istituzione di tale festa. Pubblicò anche alcune ricerche sull’idea della Divina Misericordia.
Nel giugno del 1936 pubblicò a Vilnius il primo opuscolo “Misericordia di Dio” con l’immagine del Salvatore Misericordiosissimo in copertina. La pubblicazione fu inviata a tutti i Vescovi riuniti alla Conferenza Episcopale a Czestochowa. Tuttavia, non ricevette nessuna risposta. Il secondo opuscolo intitolato “Misericordia di Dio nella liturgia” fu pubblicato a Poznan nel 1937.

L’idea della Divina Misericordia era legata anche alla costruzione dell’omonima chiesa a Vilnius. Nel 1938 fu istituito il comitato di costruzione della chiesa che ben presto ebbe l’approvazione dell’Ufficio del Voivodato e dell’Arcivescovo R. Jalbrzykowski. Scoppiata la guerra, Vilnius fu occupata dalle truppe dell’Armata Sovietica. La nuova situazione politica interruppe le attività intraprese e successivamente le fermò in modo definitivo. I materiali edili raccolti per la chiesa furono saccheggiati dall’esercito sovietico. Andarono perduti anche i fondi destinati alla costruzione della chiesa che erano stati depositati nelle banche. Don Sopocko, ancora nel 1940, cercò di ottenere presso le autorità dell’occupante il permesso di costruire almeno una cappellina senza, però, alcun risultato.
La difficile situazione della guerra si allargava sempre di più in Europa coinvolgendo numerose nazioni e nel contempo il male dilagava. Questi fatti rafforzavano sempre di più la convinzione di don Sopocko sulla necessità della Divina pietà per il mondo. Iniziò dunque a predicare l’idea della Divina Misericordia con certezza ancor maggiore, vedendo in essa la salvezza per il mondo. I parroci di Vilnius e dei dintorni lo invitavano alle conferenze.
Durante la Quaresima, nella cattedrale di Vilnius, durante le funzioni sulla Passione del Signore pronunciò delle omelie sulla Misericordia di Dio. Grandi folle di fedeli venivano ad ascoltarlo e le omelie suscitarono un vasto eco in tutta la città.

In quel periodo don Sopocko iniziò anche a elaborare il trattato sull’idea della Divina Misericordia e sulla necessità di istituire una festa in suo onore: “De Misericordia Dei deque eiusdem festo instituendo”. A questo progetto lo esortò sollecitò, ancora prima della guerra, il cardinale August Hlond, al quale don Sopocko aveva presentato le sue ricerche scientifiche sulla Misericordia di Dio.

Intanto, nel giugno del 1940, la Lituania fu nuovamente occupata dall’Armata Sovietica, e dopo un mese, inclusa nell’Unione Sovietica come sua quindicesima repubblica. Don Sopocko fu costretto ad interrompere gli incontri dei gruppi organizzati di cui si occupava. Fu privato anche della possibilità di pubblicare il trattato sulla Divina Misericordia. Lo aiutò Jadwiga Osiñska, una specialista della filologia classica, che si occupò della parte linguistica del trattato. Di nascosto, con l’aiuto di alcuni conoscenti, iniziò a copiare il trattato con una macchina ciclostile. Poi distribuì gli esemplari del trattato alle persone che avevano la possibilità di partire da Vilnius. In questo modo l’opera di don Sopocko giunse in diversi paesi, e soprattutto ai vescovi dell’Europa Occidentale e di tutto il mondo.

Don Sopocko, per aver predicato l’idea della Divina Misericordia e divulgato il culto, fu ricercato dalle autorità sovietiche. Avvertito da un’impiegata dell’ufficio anagrafe, riuscì a sfuggire e non fu arrestato. Per maggiore sicurezza partì da Vilnius. Passato il pericolo che incombeva su di lui, tornò a Vilnius e iniziò i corsi nel seminario, dove – nonostante condizioni materiali disastrose – iniziò il nuovo anno accademico 1940/41. Si stabilì nuovamente presso la chiesa San Michele dove fu già precedentemente collocata l’immagine di Gesù Misericordioso, circondata da una crescente venerazione di fedeli.

Il 22 giugno 1941 scoppiò la guerra tra la Germania e l’Unione Sovietica. Vilnius si trovò sotto l’occupazione tedesca. Una persecuzione particolarmente grave toccò gli ebrei. Don Sopocko aiutava gli ebrei sia spiritualmente che materialmente. Aiutare gli ebrei significava esporsi a conseguenze gravissime, anche alla pena di morte. La Gestapo trovò delle tracce della sua attività e per questo motivo lo arrestò per alcuni giorni.

Alla fine del 1941 i tedeschi aumentarono il terrore dell’occupazione. L’ultima domenica di Avvento, a causa di una presunta epidemia, chiusero tutte le chiese di Vilnius per poi proseguire arrestando i sacerdoti. In seguito, il 3 marzo 1942 intrapresero un’azione generale contro il clero. Arrestarono i professori del seminario con i seminaristi e quasi tutti i sacerdoti che lavoravano a Vilnius. Durante l’arresto dei sacerdoti del seminario, la Gestapo tese un agguato anche a casa di don Sopocko. Avvertito dalla sua domestica, giunse in Curia Arcivescovile per informare l’arcivescovo del pericolo imminente. Chiese l’esenzione dai corsi in seminario e la benedizione per il periodo di nascondimento.

Partì da Vilnius travestito per giungere al convento delle Suore Orsoline che si trovava a Czarny Bór, a quattro chilometri da Vilnius. Le Suore lo aiutarono, sistemandolo in una casa in affitto al limitare della foresta. La Gestapo lo ricercò in tutta la Lituania, chiedendo notizie su di lui soprattutto tra i sacerdoti e presso le case canoniche. Tramite persone fidate, ricevette una carta d’identità rilasciata a nome di Waclaw Rodziewicz. Da allora passò per un falegname, producendo degli strumenti semplici e dei mobili per la gente del posto. Ogni mattina presto celebrava la Messa e nel corso della giornata aveva molto tempo per pregare e riflettere.


Don Sopocko a Czarny Bór presso le suore Orsoline cambiò il cognome e l’aspetto.


Con intervalli di alcune settimane, si recava nella casa delle Suore a Czarny Bór per la confessione. In più, si occupava della ricerca scientifica in base alla letteratura fornitagli da Osinska e dalle sue compagne.

Nell’autunno del 1944 nonostante condizioni di vita molto difficili, l’arcivescovo Jalbrzykowski ordinò di ricominciare i corsi al seminario. Dopo due anni di vita clandestina, don Sopocko ritornò a Vilnius e riprese gli incarichi affidatigli. Ogni domenica, insieme ai professori e ai seminaristi, andava per le parrocchie circostanti e raccoglieva nelle campagne le offerte in prodotti agricoli che garantivano i mezzi di sussistenza agli studenti del seminario. Don Sopocko svolgeva l’attività pastorale anche fuori Vilnius, cogliendo l’occasione per poter predicare il messaggio della Divina Misericordia.

Le autorità della repubblica, nonostante l’atteggiamento antireligioso, all’inizio tolleravano l’attività pastorale dei sacerdoti. Tuttavia, col passar del tempo iniziarono gradualmente a limitare il loro lavoro, in particolare la catechesi dei giovani e dei bambini. Anche se gli incontri erano clandestini, le notizie giungevano alle autorità. Don Sopocko ebbe ordine di presentarsi al commissariato. Ci fu un reale pericolo di gravi sanzioni nei suoi confronti, compresa l’eventuale deportazione in Siberia.

Nel luglio del 1947, l’arcivescovo R. Jalbrzykowski che era già a Bialystok, lo chiamò in modo provvidenziale a lavorare in Polonia. Decise quindi di partire da Vilnius al più presto, tanto più che stava per finire il periodo di transizione previsto per il rimpatrio dei polacchi che abitavano in terra lituana. Prima di partire per Bialystok, visitò la cappella della Madre di Misericordia al Santuario della Porta dell’Aurora, con le speranze vane di lasciare Vilnius soltanto per un breve tempo e, alla fine di agosto del 1947, partì con l’ultimo gruppo di polacchi condotti in Polonia. Giunto a Bialystok, don Sopocko si presentò davanti all’arcivescovo Jalbrzykowski per ricevere da lui dei nuovi incarichi.



Verso la fine di settembre del 1947, passò alcuni giorni a Myslibòrz, dove Jadwiga Osinska e Izabela Naborowska (le prime madri della Congregazione fondata da don Sopocko) erano agli inizi dell’organizzazione della vita religiosa comunitaria. Fu il primo incontro con le Suore dopo la loro partenza da Vilnius. Da allora rimase in continuo contatto con le Suore, servendo loro con dei consigli e aiutandole spiritualmente e materialmente. In generale, curava lo sviluppo della nuova Congregazione.


Don M. Sopocko con le figlie spirituali


In ottobre iniziarono i corsi nel seminario a Bialystok. Don Sopocko conduceva gli stessi corsi di prima: catechesi, pedagogia, psicologia e storia del pensiero filosofico. Il lavoro e la presenza di don Sopocko al seminario non si limitava soltanto ai corsi. Fu anche confessore dei seminaristi e molte volte conduceva per loro dei ritiri spirituali. Svolgeva numerose attività pastorali, religiose, sociali e didattiche.


Professore del Seminario Diocesano di Bialystok


Una parte importante del suo lavoro fu l’attività dell’istruzione pubblica sulla sobrietà nella società. Il lavoro che lo impegnò di più e gli era particolarmente caro, fu l’opera di divulgazione del culto della Divina Misericordia. Fu fedele a quest’opera fino alla fine della sua vita. Non si scoraggiava nonostante le perplessità da parte delle autorità ecclesiastiche, molto prudenti nei confronti del culto che non trovava approvazione a causa delle numerose irregolarità legate allo sviluppo popolare e spontaneo della devozione e a causa di varie pubblicazioni che non sempre presentavano il messaggio della Divina Misericordia in maniera corretta. Don Sopocko instancabilmente correggeva gli errori e forniva le basi del culto dandone delle spiegazioni teologiche esaurienti.

Come a Vilnius, anche a Bialystok, don Sopocko fu confessore delle Suore. Confessava tra l’altro le Suore della Congregazione delle Missionarie della Sacra Famiglia che all’epoca avevano la loro casa in via Poleska. Frequentandole intravvide la possibilità di allargare il ministero agli abitanti della zona. Grazie ai suoi sforzi, il 27 novembre 1957, il giorno della solennità di Cristo Re, presso la casa delle Suore fu benedetta la cappella dedicata alla Sacra Famiglia.

Da pensionato, si stabilì presso le Suore Missionarie, dove fino alla fine della vita si occupò del servizio pastorale. La sua personalità sacerdotale molto ricca, la spiritualità e l’autorità che risultavano dalle straordinarie esperienze della vita, unite alla grande modestia personale, attiravano molti fedeli.

Verso la fine degli anni ‘50, don Sopocko intraprese l’iniziativa di costruire una chiesa, questa volta a Bialystok. Arrivò a comprare un terreno insieme a una casa, coprendo quasi la metà dei costi con i propri risparmi. Don Sopocko contava di realizzare i progetti iniziati già a Vilnius, sperando di poter costruire il santuario dedicato alla Divina Misericordia. Anche questa volta fu costretto a rassegnarsi accettandone il fallimento.

Don Sopocko, durante il ritiro spirituale per sacerdoti che condusse nel 1958, ebbe una lesione del nervo facciale. Da allora, parlare ad alta voce davanti a un grande auditorio fu per lui una fatica che gli richiedeva molti sforzi. Anche l’incidente stradale di cui fu vittima a Zakopane, nel mese di febbraio del 1962, mentre partecipava al convegno dei professori di teologia pastorale, lasciò un segno sulla sua salute.
Da questa situazione fu costretto ad andare in pensione. Don Sopocko fu colto di sorpresa da tale necessità. Sempre talmente attivo, impegnato in varie attività, per la prima volta nella vita, ad eccezione del periodo in cui si nascose a Czarny Bór, aveva tempo illimitato a propria disposizione.

Svolgendo il ministero sacerdotale nella cappellina in via Poleska, ultimò le sue ricerche sul messaggio della Divina Misericordia. Aveva a disposizione molto materiale raccolto precedentemente, ricerche già iniziate e nuove riflessioni. Si mise seriamente a scrivere. In effetti, preparò una serie di opere, tra le quali un posto particolare occupa il lavoro pubblicato in quattro volumi: “La Misericordia di Dio nelle Sue opere”. Quest’opera fu tradotta in inglese e pubblicata – grazie alla generosità delle persone che avevano a cuore il messaggio della Divina Misericordia e vivevano in Occidente. Il primo volume in lingua polacca uscì a Londra nel 1959 e gli altri tre volumi a Parigi, negli anni 60.

Una circostanza importante che contribuì all’aumento dell’impegno di don Sopocko, fu lo sviluppo costante del culto della Divina Misericordia e l’interesse dei teologi dimostrato verso questo messaggio. Un altro stimolo essenziale che incoraggiava il lavoro missionario a favore della Divina Misericordia, fu l’apertura, nel 1965, del processo di informazione su suor Faustina Kowalska, iniziato dall’arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla. Don Sopocko fu impegnato in questo processo in qualità di testimone.

Don Sopocko giunse al giubileo sacerdotale dei 60 anni di consacrazione. Secondo il parere di molti partecipanti, questa solennità fu un premio morale, arrivato con forte ritardo, nei confronti di quel sacerdote meritevole davanti a Dio, soprattutto per quanto riguardava l’opera di divulgazione del culto della Divina Misericordia.

L’unico segno di riconoscimento dei suoi numerosi meriti per la Chiesa e per la diocesi di Bialystok, fu la nomina di don Sopocko come canonico del Capitolo della Basilica Metropolitana. Questo avvenne verso la fine della sua vita, nel 1972.



Don Sopocko, in tutta la sua vita, fu un uomo d’azione fondata su una solida base spirituale. Quando l’efficienza fisica iniziò a mancare e giunsero vari malesseri, la sfera dello spirito divenne il terreno principale del suo impegno nel servizio Divino.



Le citazioni di varie letture che annotò nelle sue “Memorie” dimostrano che proprio in questo modo comprendeva il suo ultimo ministero:

„Bisogna trattare la vecchiaia come una chiamata all’amore più grande verso Dio e verso il prossimo. Dio nei confronti degli anziani ha dei nuovi disegni di approfondimento dell’uomo, attraverso la rivelazione a lui della propria vita interiore faccia a faccia. L’unico atto efficace di cui siamo capaci è la preghiera. In questo stato di passività attiva tutto si sta preparando, tutto si sta decidendo, tutto si sta elaborando. Il Cielo sarà una recita del „PADRE NOSTRO”.



Nonostante i reciproci sforzi intrapresi affinché don Sopocko potesse trascorrere l’ultimo periodo della sua vita nella casa generalizia della fondata Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso a Gorzów Wielkopolski, non decise di trasferirsi a motivo dei malesseri fisici, per i quali l’adattazione nel nuovo ambiente sarebbe stata molto difficile per lui. Rimase a Bialystko fino alla fine della vita. Morì la sera del sabato 15 febbraio 1975 nella sua camera in via Poleska, il giorno della memoria di san Faustino, il patrono di suor Faustina Kowalska, non avendo ottenuto l’approvazione delle nuove forme di culto della Divina Misericordia dalla Chiesa.



Nel 1959 la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio (oggi la Congregazione per la dottrina della fede) proibì la diffusione delle immagini e degli scritti dedicati al culto della Divina Misericordia nelle forme trasmesse da suor Faustina, a causa della popolarizzazione delle interpretazioni scorrette. Don Sopocko si sottomise a tale decisione con umiltà, dedicandosi principalmente al lavoro scientifico, dimostrando le basi teologiche di questo culto.

Soltanto tre anni dopo la morte di don Sopocko – il 15 febbraio 1978 – avvenne la revoca della Notificazione della Santa Sede, con quale era stata proibita la diffusione della devozione alla Divina Misericordia. “Questa S. Congregazione, tenuti presenti i molti documenti originali, non conosciuti nel 1959; considerate le circostanze profondamente mutate, e tenuto conto del parere di molti Ordinari Polacchi, dichiara non più vincolanti le proibizioni contenute nella citata «Notificazione»”.



La casa, dove don Sopocko passò l’ultimo periodo della sua vita, attualmente appartiene alla Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso. Nell’appartamento di don Sopocko è stata allestita la stanza commemorativa.



La casa dove don Michele Sopocko trascorse gli ultimi anni di vita e dove morì.
La Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso, Białystok, Polonia, via Poleska 42


 
 

Casa della Memoria


Santuario della Divina Misericordia, dove si trovano le spoglie mortali di beato don Michele Sopocko. Bialystok, Polonia.


Santuario della Divina Misericordia. Bialystok, Polonia, Piazza Beato don Sopocko 1


L’interno del Santuario della Divina Misericordia


Il sarcofago con le reliquie del Beato Michele Sopocko


Il 26 settembre 2008, il Papa Benedetto XVI, con un suo decreto, conferì a don Michele Sopocko – fondatore della Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso – il titolo di beato.



“Ai piedi di Gesù vidi il mio confessore e dietro di lui un gran numero di ecclesiastici di altissimo rango, con indumenti che non avevo mai visto, eccetto allora in visione. E dietro a loro varie classi di ecclesiastici. Più in là vidi una folla così vasta di gente che non riuscii ad abbracciarla con lo sguardo. Vidi che dall’Ostia uscivano due raggi, come sono nell’immagine, che si unirono strettamente fra di loro, ma non si confusero e passarono nelle mani del mio confessore e poi nelle mani degli ecclesiastici e dalle loro mani passarono alla gente e tornarono nell’Ostia” (Diario, 344).

„Per il suo interessamento una nuova luce risplenderà nella Chiesa di Dio per la consolazione delle anime” (Diario, 1390).



Il 28 settembre 2008 al Santuario della Divina Misericordia a Bialystok (Polonia) ebbe luogo la beatificazione di don Michele Sopocko. La Santa Messa fu presieduta dal delegato del Papa Cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Il quale lesse il decreto del Papa Benedetto XVI emesso in Vaticano il 28 settembre 2008.




Il Santo Padre Benedetto XVI, nella riflessione che precedeva la preghiera dell’Angelus che recitò con i fedeli a Castel Gandolfo domenica 28 settembre 2008, salutò i partecipanti alla solennità:

“Saluto con affetto i Polacchi venuti qui a Castel Gandolfo.
In modo particolare rivolgo oggi il mio pensiero ai fedeli riuniti a Białystok, in Polonia, per la beatificazione del servo di Dio Michele Sopocko, confessore e guida spirituale di santa suor Faustina Kowalska. Per suo suggerimento, la Santa descrisse le proprie esperienze mistiche e le apparizioni di Gesù Misericordioso nel ben noto suo Diario; anche grazie ai suoi sforzi venne dipinta e trasmessa al mondo l’immagine con la scritta «Gesù, confido in Te». Questo Servo di Dio si fece conoscere come zelante sacerdote, educatore e propagatore del culto della Divina Misericordia.
Mi unisco alla gioia delle Diocesi di Białystok e di Vilnius e di quanti nel mondo hanno caro il messaggio di Gesù Misericordioso”.

 

 

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